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L’altra sera ho iniziato a leggere Star Trek – Il fantasma, un libro scritto da William Shatner ambientato ovviamente nell’universo di Star Trek. Dopo poche pagine ad un certo punto leggo del DiPAD, un dispositivo portatile in grado di visualizzare delle foto!

Mi sono subito collegato all’HyperTrek cercando ulteriori approfondimenti, non ricordando il DiPAD. La ricerca è stata breve… ed ecco trovato il DiPAD in tutto il suo splendore! Il modello qui sotto è quello in uso nel XXIV secolo, ai tempi delle gesta di “Star Trek: The Next Generation” ma le informazioni riportate sulla scheda lo citano già a bordo dell’Enterprise del Capitano Archer, XXII secolo, quindi conosciuto ed usato anche dal Capitano Kirk:

Un DiPAD di Star Trek: The Next Generation

Il DiPAD, o Dispositivo Personale di Acquisizione Dati, è la traduzione italiana di PADD, o Personal Access Display Device, che altro non è se non un terminale di accesso remoto dotato di memoria e capacità elaborative e che può essere connesso ad altri sistemi, quali ad esempio il computer della nave su cui opera il suo possessore.

Beh, trasportando il DiPAD ai giorni nostri, abbiamo l’iPAD di Apple: un terminale remoto al quale è possibile far eseguire applicativi e che possiamo collegare al sistema informatico dell’ambiente in cui opera il suo possessore, vale a dire connetterlo al sistema wireless della propria abitazione :-)

E così scopriamo che Steve Jobs è anche appassionato di Star Trek.

Il 22 maggio 1980 veniva pubblicato uno dei più famosi videogiochi di tutti i tempi, Pac-Man. Sviluppato da Tohru Iwatani, un programmatore della Namco, il gioco è uno dei più longevi mai pubblicati, con numerosi sequel e con versioni in Flash giocabili online su tantissimi siti.

Pac-Man

Pac-Man

Il nostro eroe, rappresentato come una sfera gialla, vaga all’interno di un labirinto stilizzato per mangiare tutte le palline presenti: solo quando le ha mangiate tutti, il livello è completo e può passare al successivo. In questo suo girovagare è però inseguito da 4 fantasmini colorati, che possono ucciderlo semplicemente toccandolo. Pac-Man fortunatamente può mangiare delle pillole energetiche che, per qualche secondo, gli permettono di mangiare anche i fantasmini, divenuti per l’occasione “blu di paura”.

La prima versione di Pac-Man vedeva i fantasmini muoversi secondo schemi predefiniti, rendendo quindi facilmente prevedibili le loro mosse. Nelle versioni successive furono perciò dotati di movimenti differenti e “caratterizzati” tanto da renderli poi famosi quanto Pac-Man stesso. I 4 fantasmini furono battezzati così:

  • Akabei (dal giapponese aka, “rosso”), conosciuto anche come Blinky, Oikake o Chaser, è il più aggressivo del gruppo. Insegue Pac-Man senza tregua.
  • Aosuke (dal giapponese ao, “blu”), conosciuto anche come Inky, Kimagure o Ambusher, adotta come strategia quella di bloccare il tunnel più vicino a Pac-Man intercettandolo dalla parte opposta.
  • Pinky (dall’inglese pink, “rosa”), conosciuto anche come Whimsy, Speedy o Machibuse, è aggressivo quasi quanto Akabei, ma vanta una maggior velocità.
  • Guzuta (dal giapponese gu, “stupido”), conosciuto anche con il nome di Clyde o Otomoke, è lo “stupido” del gruppo ed effettua le traiettorie più casuali, spesso anche controproducenti. È il più lento dei quattro e non insegue mai Pac-Man a meno che non sia già inseguito da un altro fantasma.

Chi volesse divertirsi con questo giochino può provarlo online in una comoda versione in italiano direttamente nel proprio browser semplicemente aprendo questa pagina.

Il 16 maggio 2010 è deceduto all’età di 67 anni Ronnie James “Dio”, voce talentuosa del panorama rock & heavy ed uno dei personaggi più carismatici degli anni ‘80. Americano di origini italiane, scelse il soprannome Dio non tanto per questioni religiose ma, pare, per riferimenti al gangster italo-americano Johnny Dio. E’ ricordato anche per aver introdotto nel panorama metal il famoso “gesto delle corna”.

Ronnie James "Dio"

Ronnie James "Dio"

Divenne famoso per aver militato c0me cantante nel gruppo dei Black Sabbath al 1978, anno in cui sostituì Ozzy Osbourne, fino al 1983, quandò fondò la sua band Dio. Ma la sua carriera artistica era iniziata ben prima, nel 1957 per l’esattezza, con una piccola band che suonava rock’n'roll. Agli inizi degli anni ‘70 cambierà genere e band: fonderà gli Elf, si trasferirà in Inghilterra e produrrà una musica molto più hard rock. Ronnie acquistò popolarità partecipando a diversi concerti con i Deep Purple, dove la sua band faceva da apripista. Nel 1975 Ritchie Blackmore, chitarrista dei Purple, decise di lasciare la sua band per contrasti con gli altri membri e, ricordandosi delle ottime doti di Ronnie, entrò negli Elf, che furono ribattezzati in Rainbow.

Nel 1978 Ronnie entrò in contrasto proprio con Blackmore, che voleva dare una sonorità più commerciale alla musica dei Rainbow e decise di lasciare il gruppo, entrando nei Sabbath per sostituire Ozzy Osbourne. Con i Sabbath Dio conobbe un periodo di grande popolarità: fu con lui alla voce che la band produsse Heaven and Hell, a detta di molti una delle pietre miliari del genere hard rock e heavy metal.

Nel 1983, attriti con gli altri componenti dei Sabbath lo portarono a lasciare il gruppo per formare una sua band, denominata Dio. Con i Dio conobbe alti e bassi: agli stupendi album iniziali Holy Diver e The last in line seguirono pubblicazioni sempre di buon livello, Sacred Hearth e Dream evil, che, nonostante continuassero sulle sonorità dei primi 2 lavori, non raggiunsero il loro successo. A questi seguì Lock up the wolves, un album che si discostava dai precedenti lavori e che non ottenne il successo sperato. Agli inizi degli anni ‘90 tornò nei Sabbath ma la sua permanenza in questa band durò poco e già nel 1994 ne era uscito e pubblicava un altro lavoro come “Dio”. Sono proprio gli anni ‘90 quelli in cui il suo lavoro da solista risulta poco gradito al pubblico: Strange Highways e Angry Machines non incontrano i favori del pubblico. Andò meglio nel decennio successivo, con Magica, Killing The Dragon e Master of the Moon, concept album con sonorità più melodiose e rock.

Nel 2006 fondò con Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward gli Heaven and Hell: il nome non era casuale, perché questa era la formazione originale dei Black Sabbath del 1983 al momento della pubblicazione dell’omonimo album Heaven and hell. Dopo una tourné, Ward lasciò il gruppo, sostituito da Vinnie Appice, altro ex-Sabbath. Con questo gruppo gli Heaven pubblicarono altri 2 album, uno registrato in studio ed un live.

Alla fine del 2009 Ronnie scopriì di avere un tumore allo stomaco ed iniziò le terapie, che sembrarono dare inizialmente buoni risultati, tanto che nel marzo 2010 la moglie pubblicava sul sito ufficiale del marito l’annuncio della riduzione delle cure chemioterapiche. Purtroppo, però, il male ha avuto il sopravvento ed il 16 maggio è stata la sua stessa compagna ad annunciare la morte di Ronnie James, detto “Dio”.

Ecco il testo pubblicato sul sito del compianto marito:

Oggi il mio cuore si è spezzato, Ronnie è mancato alle 7:45 del mattino del 16 Maggio.
Molti, molti amici e familiari hanno avuto occasione di dare il loro privato saluto prima che serenamente si spegnesse. Ronnie sapeva quanto fosse amato da tutti. Noi apprezziamo l’amore e il supporto che voi tutti ci avete dato. Per favore dateci qualche giorno di privacy per affrontare questa terribile perdita. Tenete presente che lui amava tutti voi e che la sua musica vivrà per sempre

Come si dice, 2 al prezzo di 1.

Segnalo infatti l’uscita della nuova versione 10.04 del sistema operativo Ubuntu nonché la pubblicazione del n°1 della e-zine Il resto del Pinguino, edita dalla comunità italiana dei programmatori Gambas.

Di Ubuntu potremmo parlare per ore per tutte le novità che introduce, piccole cose, non stravolgimenti, ma talmente tante e succose da far sembrare le precedenti versioni del sistema un’altra distribuzione. Qui voglio ricordare un tool per la scansione integrato nel desktop, una nuova icona nella sys-tray per la connessione a tutti i propri account di comunicazione, dal re dei social network Facebook ad MSN (tramite Empathy) a Twitter, un software di montaggio video, un Ubuntu Software Center usabile e funzionante, la rimozione di GIMP dall’installazione standard e, in ultimo ma non ultimo, un nuovo tema grafico. Sì, finalmente è stato rivisto il lato di Ubuntu che è sempre stato oggetto di critiche, utilizzando uno stile minimalista e pulito veramente eccellente. Ma per tutte le novità potete leggere, come detto, il n°1 de Il resto del Pinguino!

Qui devo fare un mea culpa perché la rivista è sì al n°1 ma questo non è il primo numero uscito! Abbiamo (come comunità Gambas-it) pubblicato anche un numero pilota, un cosiddetto n°0 che abbiamo utilizzato come test per la formattazione dell’e-zine e per saggiare il gradimento. E siamo rimasti talmente meravigliati dei download che ha fatto registrare questa bozza che abbiamo deciso di “dare alle stampe” il n°1, facendolo uscire in concomitanza con la nuova versione di Ubuntu perché l’articolo di copertina analizza, come detto, le novità introdotte con l’ultimo rilascio del sistema operativo di Canonical.

Ecco la lista degli articoli:

  • Ubuntu 10.04 Lucid Lynx: analizziamo le novità dell’ultima versione della nota distribuzione di Canonical
  • Guida alla programmazione in C: inizia una rubrica che insegnerà i rudimenti della programmazione con questo storico linguaggio
  • Su che cosa e come programmare: (2ª parte) come scrivere un programma, dall’analisi al codice
  • MyPaint: mini-recensione di un piccolo ma interessante programma di disegno artistico
  • I menu con Gambas: come aggiungere i menu programma alle vostre applicazioni
  • La funzione Replace(): impariamo ad usare questa semplice ma potente funzione di Gambas per la gestione delle stringhe
  • La cattedrale ed il bazar: (2ª parte)due stili di sviluppo del software a confronto, il modello “cattedrale” e quello “bazar”
  • Ed inoltre: News dal mondo informatico e Recensioni di libri

Tutti i numeri della rivista sono scaricabili da questa pagina.


Telescopio spaziale Hubble

Il telescopio spaziale Hubble

Esattamente 20 anni, il 24 aprile 1990, il telescopio spaziale Hubble veniva lanciato nello spazio con lo Space Shuttle Discovery.

Si trattava della realizzazione di un’idea addirittura del 1947, quando l’astronomo americano Lyman Spizter suggerì di poter inviare in orbita uno strumento per l’osservazione ottica dello spazio profondo così da bypassare i problemi derivanti dalla presenza dell’atmosfera terrestre (riduzione del potere risolutivo degli strumenti a terra, problemi legati alla presenza di nubi o nebbie, luci parassite delle città, ecc…). Ma fu solo nel 1977 che la NASA ebbe l’approvazione per la realizzazione del progetto ideato da Spitzer, che si poté materializzare grazie anche all’ingresso nello stesso dell’ESA, l’Ente Spaziale Europeo.

Agli inizi degli anni ‘80 partirono i lavori di costruzione del telescopio: la parte più delicata era lo specchio ottico in vetro, pesante 100 Kg e del diametro di 2,4 metri che richiese ben 2 anni di lavorazione. Nel 1984 il telescopio fu terminato e trasportato nei laboratori della Lockheed Aerospace per la preparazione dello strumento al lancio, che sarebbe dovuto originariamente avvenire nel 1986. Ma il disastro dello Space Shuttle Challenger, che esplose durante il lancio il 28 gennaio 1986, congelò la missione di messa in orbita del telescopio spaziale, che fu portata a termine dopo 4 anni.

Il telescopio Hubble è dedicato all’astronomo americano Edwin Hubble, noto per la legge empirica che lega la distanza di un corpo astrale allo spostamento verso il rosso (redshift) delle righe del suo spettro luminoso. Tale legge è detta, in suo onore, legge di Hubble. Il telescopio è lungo circa 13,3 metri e pesa poco più di 11 tonnellate. Due pannelli solari alimentano i 3 giroscopi che stabilizzano il telescopio e gli strumenti scientifici. Questi sono:

  • una camera planetaria a grande campo (Wide Field/Planetary Camera, o WF/PC) per le riprese dei corpi del sistema solare. La camera montata in origine sul telescopio era affetta da un errore di costruzione perciò durante la missione di servizio del 1993 fu sostituito uno dei due specchi dello strumento per correggere il problema;
  • uno spettrografo ad alta risoluzione per l’analisi degli spettri stellari;
  • uno spettrometro e camera ad infrarossi per la ripresa di foto nel campo della raziazione infrarossa;
  • una camera per oggetti deboli (Faint Object Camera, o FOC), poi sostituita nel 2001 con la ACS (Advanced Camera for Surveys), destinata all’esplorazione degli oggetti più deboli dello spazio profondo.
L'Hubble Deep Field (1995)

L'Hubble Deep Field (1995)

In 20 anni di carriera l’Hubble ha scattato 700.000 foto grazie alle quali sono state fatte fondamentali scoperte per l’astrofisica e ripreso eventi straordinari:

  • nel 1994 ha ripreso la collisione della cometa Shoemaker-Levy 9 con il pianeta Giove;
  • per la prima volta si sono avute proce certe che anche altre stelle presentano pianeti in orbita intorno ad esse. L’Hubble è inoltre il primo telescopio con il quale si sia osservato un pianeta extra-solare, Fomalhaut b, in orbita intorno all’omonima stella;
  • grazie alle osservazioni condotte dall’Hubble si è potuto dimostrare come la materia oscura della nostra galassia non possa essere formata solo da deboli stelle non ancora osservate;
  • ha fornito dati per presupporre che il nostro Universo sia in uno stato di espansione accelerata;
  • molte osservazioni confermerebbero che la teoria secondo la quale nel centro della maggior delle galassie sia presente un buco nero potrebbe esere corretta;
  • nel 1995 è stata ottenuta, componendo più riprese, una straordinaria immagine denominata Hubble Deep Field (a cui è seguita lo stesso anno l’Hubble Deep Field South, del cielo meridionale, e l’Hubble Ultra Deep Field del 2003/2004, con una profondità ancora maggiore) in cui è ritratta una regione grande un trentesimo di milionesimo di cielo notturno: questa immagine contiene migliaia di galassie molto deboli e rafforza l’ipotesi che l’Universo sia uniforme su vasta scala (anche indagando molto lontano, la struttura osservata si ripete).

Nato per operare solo alcuni anni, i successi che ha ottenuto hanno permesso all’Hubble di essere via via sottoposto a missioni di servizio ed aggiornamento così che la sua vita operativa è cresciuta dai 6 anni previsti inizialmente fino ad arrivare ai giorni nostri. E non è ancora finita perché la messa a riposo dello strumento forse avverrà solo nel 2014 quando verrà posto in orbita il James Webb Space Telescope (JWST), inizialmente chiamato Next Generation Space Telescope (NGST), ma probabilmente ad operare anche dopo tale data visto che il JWST opererà solo nell’infrarosso e quindi le “doti” dell’Hubble nell’ottico saranno ancora utili al mondo scientifico.

Il mio processore (un Pentium-D a 3,40 GHz) ha 2 core integrati e supporta lo scaling della frequenza di lavoro.

Dal wiki della mia distro, ArchLinux, si legge che per impostare il governor “Ondemand” (che regola la frequenza in base al carico del sistema) fin dall’avvio basta inserire questo codice nel file /etc/rc.local:

cpufreq-set -g ondemand &
sleep 2 && echo xx > /sys/devices/system/cpu/cpu0/cpufreq/ondemand/up_threshold &
sleep 2 && echo xx > /sys/devices/system/cpu/cpu1/cpufreq/ondemand/up_threshold &

Dove xx rappresenta la percentuale di carico del sistema oltre la quale far variare la frequenza. Il wiki riporta che il comando cpufreq-set -q ondemand & varia la frequenza del primo core e che il secondo viene variato in automatico dal sistema. Mi sono accorto che questa affermazione non è vera perché il secondo viene regolato in base all’ultimo modulo di governor caricato nella sezione MODULES del file /etc/rc.conf.

Per far sì che entrambi i core siano impostate sul corretto governore, il codice va modificato come segue:

cpufreq-set -c 0 -g ondemand &
cpufreq-set -c 1 -g ondemand &
sleep 2 && echo 60 > /sys/devices/system/cpu/cpu0/cpufreq/ondemand/up_threshold &
sleep 2 && echo 60 > /sys/devices/system/cpu/cpu1/cpufreq/ondemand/up_threshold &

Solo così entrambi i core (identificati dal parametro “-c”) saranno impostati con il governor corretto (nell’esempio precedente ho impostato il comando affinché esegua lo scaling dopo che il carico di lavoro oltrepassa il 60%).

E’ stato rilasciato Gnome 2.30, l’ultimo aggiornamento della versione 2.x del popolare gestore di desktop.

Gnome 2.30

Gnome 2.30

Tra le novità segnalo:

  • Nautilus adesso dispone di una vista divisa a due colonne mentre la modalità predefinita è ora quella di “Esplorazione”, sostituendo quella “Spaziale”;
  • tante migliorìe su Empathy, il nuovo programma di messaggistica istantanea, tra cui (finalmente) il supporto per l’invio di file;
  • interventi anche su Tomboy, il gestore di note: autosincronizzazione automatica delle stesse, apertura quasi istantanea del programma, supporto per il copia-e-incolla di codice HTML;
  • rivista la sicurezza nella gestione degli utenti: adesso i permessi sono tutti gestiti da PolicyKit, quindi è stato rimosso il pulsante Sblocca che compariva in alcune finestre; la creazione/cancellazione degli utenti è molto più sicura e tutto viene svolto in automatico;
  • l’applet di Conteggio tempo per le attività svolte sul proprio sistema è stata migliorata ed è adesso disponibile anche come applicazione; presente ora il supporto per le etichette per le attività;
  • migliorato il supporto PDF in Evince;
  • riveduto Epiphany, il web browser di Gnome basato su Webkit, reintroducendo alcune funzionalità tolte nelle passate versioni (come i menu contestuali, le anteprime, il supporto alle favicon, ) nonché l’inserimento di nuove (come la memorizzazione delle password nello portachiavi di Gnome);
  • Vinagre, il software per collegarsi a desktop remoti, supporta ora le connessioni cifrate con SSH;
  • tante migliorìe a tutto l’ambiente Gnome (Gnome Terminal conserva ora tutte le righe in memoria per cui è possibile scorrere infinatamente il terminale; Brasero supporta meglio la copia di CD audio, ecc…);

Il prossimo rilascio di Gnome, previsto fra 6 mesi (secondo i piani, il 29/09/10), sarà COGNOME 3.0, la nuova versione attesa da tanto tempo. In vista di questo rilascio gli sviluppatori stanno eseguendo un intenso lavoro di ripulitura rimuovendo vecchie dipendenze e pacchetti obsoleti e rilasciando gli ultimi aggiornamenti: ad esempio GTK 2.20 è l’ultima versione delle librerie GTK.

Attendete l’ingresso dei nuovi pacchetti nei repo della vostra distro oppure compilate la nuova versione scaricando i pacchetti dal sito del progetto.

Ieri 30 marzo 2010 è iniziata una nuova èra per la fisica nucleare.

All’LHC, Large Hadron Collider, o Grande Collidore di Adroni, è stato registrato intorno alle ore 13 la prima collisione avvenuta alla più alta energia artificiale mai sviluppata prima: 7 TeV (TeV=Tera elettronVolt), vale a dire 7.000 miliardi di elettronVol. Per capire l’ordine di grandezza dell’energia basti pensare che le particelle caricate emesse durante le esplosioni nucleari hanno un’energia che varia da 0,3 a 3 MeV (MeV = Mega elettronVolt), vale a dire 0,3 a 3 milioni di elettronVolt. Il risultato è stato ottenuto utilizzando 2 fasci di particelle che viaggiavano nell’anell0 dell’LHC in direzioni opposte ed accelerati entrambi a 3,5 TeV.

Questa è un’immagine di una collisione registrata qualche minuto dopo la prima:

Collisione a 7 TeV all'LHC

Collisione a 7 TeV all'LHC

Cosa si aspettano gli scienziati dall’LHC, che lavorerà ininterrottamente per 18/24 mesi? La possibilità di scoprire la materia oscusa, nuove forze finora sconosciuta, forse nuove dimensioni e magari anche l’ipotizzato e mai osservato finora bosone di Higgs, che la teoria afferma esistesse nei primissimi istanti del Big Bang.

Lubuntu

mar 24

Era nell’aria da un po’ di tempo che Canonical volesse rilasciare una versione del suo sistema operativo GNU/Linux Ubuntu basata su LXDE, un gestore di desktop leggero, veloce e graficamente semplice ma carino. Con l’uscita della prossima Lucid Lynx ecco che il progetto si è concretizzato e, ad aprile, oltre alle versioni “storiche” Ubuntu con Gnome, Kubuntu con KDE e Xubuntu con XFCE, si affiancherà anche Lubuntu, dove la “L” sta proprio per LXDE. Qui sotto potete vedere un’anteprima di come appare il desktop con LXDE: la barra in basso è di stile classico, tipo quella che c’era in KDE3 per capirsi.

Lubuntu, il desktop

Se siete curiosi di provare questa nuova versione di Ubuntu, da questo link potete scaricare la ISO della live che, incredibile, è solo 395 MB di grandezza (circa il 40% in meno rispetto alla ISO standard di Ubuntu).

Stasera ho visto alcuni screenshot del prossimo Ubuntu 10.04: semplicemente stupendo. La veste grafica è stata completamente rivista, a partire dal boot fino ai temi del desktop.

Ecco alcune anteprime:

Ubuntu 10.04: boot

Ma le novità non si fermano qui. Come potete vedere tutto il sistema è stato oggetto di un eccellente lavoro di affinamento per migliorare le cose buone che già erano comparse nella 9.10. Un piccolo dettaglio: avete notato come i pulsanti per ridurre ad icona o ingrandire le finestre siano migrati a sinistra? Notate anche la pulizia dei temi, meravigliosamente semplici. Tutto rientra nella nuova linea di Canonical guidata dalla parola “Light”: Leggero. Per 6 anni Ubuntu è stato “umano”, con un tema ed una combinazione di colori che richiamavano la necessità ed il desiderio di fornire un sistema operativo a misura d’uomo. Anche il tema grafico si chiamava “Human” apposta… Ora le cose sono cambiate: i vertici hanno deciso di dare una rinfrescata totale ed hanno optato per una veste lineare e leggera, che non distragga l’utente dall’uso quotidiano del suo sistema operativo. Un unico appunto: quel rosa di sottofondo fa molto “MacOS X”…. forse sarebbe il caso di cambiarlo…

Per il resto vi rimando al 29 aprile 2010, data del rilascio ufficiale della nuova versione che, ricordo, è una LTS, o Long Time Support, vale a dire un rilascio con supporto a lungo termine.