15
08
2008
Leggevo di una delle tante novità che verranno introdotte con il prossimo Ubuntu 8.10. Una di queste sono le Encrypted Private Directories, vale a dire cartelle personali cifrate dove l’utente potrà salvare dati sensibili.
Come funzionano? Le Encrypted Private Directories sono gestite tramite eCryptFs, un modulo integrato nel kernel che permette di creare filesystem virtuali cifrati on-the-fly, vale a dire al volo: i dati vengono crittografati durante la scrittura e decrittati durante la lettura, in maniera del tutto trasparente per l’utente (come avviene, ad esempio, con Truecrpyt).
Al momento del login, la password dell’utente verrà utilizzata per decrittare una passphrase (generata casualmente) che sarà utilizzata per montare crittograficamente la cartella ~/.Private su ~/Private grazie all’uso di eCryptFs. Per gli utenti meno esperti, cerco di esporre la cosa in termini semplici: i dati su ~/.Private sono cifrati e vengono forniti “in chiaro” dal filesystem nella cartella ~/Private all’utente. L’utente che salvi qualcosa in ~/Private in realtà sta salvando i dati in maniera cifrata su ~/.Private (e viceversa, nel caso di lettura degli stessi).
La comodità di questo sistema risiede nel fatto che l’utente non deve fornire una seconda password (come nel caso di Truecrypt) per montare la cartella cifrata: basta quella fornita al momento del login. Un’altra comodità risiede nel fatto che l’utente può sempre eseguire una copia di sicurezza dei suoi dati semplicemente eseguendo un backup della cartella ~/.Private.
Adesso venimo a noi e cerchiamo di capire se possiamo utilizzare questa tecnologia anche su Ubuntu 8.04. Effettivamente, nei repository ufficiali sono presenti tutti gli strumenti necessari al test. Quindi, procediamo…
-
apriamo un terminale ed installiamo i pacchetti ‘ecryptfs-utils’ e ‘auth-client-config’:
sudo apt-get install ecryptfs-utils auth-client-config
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fatto questo, lanciamo il comando ‘auth-client-config’ per configurare PAM:
sudo auth-client-config -p ecryptfs_standard -t pam-auth,pam-session,pam-password
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adesso eseguiamo come utente normale il comando ‘ecryptfs-setup-private’:ecryptfs-setup-private
Personalmente non ho provato la procedura ma ho letto di chi l’ha testata. Bisogna precisare però che il sistema è in fase avanzata di implementazione e dovrebbe funzionare senza intoppi ma, come sempre nei casi in cui si sta affrontando il problema di dati cifrati, questi sono potenzialmente esposti al rischio di perdite accidentali. Quindi, non affidate alla cartella cifrata cose di cui potreste pentirvi in caso di perdita…
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Categorie : Crittografia, Linux, Sicurezza
13
08
2008
Avete presente le “giornate no”, che già dal momento in cui ti alzi capisci che sarà storta di sicuro, a prescindere da quello che succederà o che farai? Ecco, oggi per me è una di quelle giornate: mi sono alzato male con il classico cerchio alla testa di chi ha dormito poco, e la situazione non sta certo migliorando… anzi!
Speriamo solo che oggi passi in fretta…
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Categorie : Varie
9
08
2008
Tre giorni dopo l’attacco ad Hiroshima, il comando militare americano ordinò il bombardamento di un’altra città giapponese, Kokura.
La mattina del 9 agosto, il bombardiere Bockscar, omologo del B-29 denominato Enola Gay che sganciò la bomba su Hiroshima, partì alla volta della città giapponese. Ma banchi nuvolosi oscurarono la visuale al pilota che, dopo 3 tornate sulla città, decise di ripiegare sull’obiettivo secondario, la città di Nagasaki.
Alle 11:02 il bombardiere sganciò sulla città la seconda bomba atomica della storia, denominata Fat Man (qui sotto):

Fat Man era differente da Little Boy: conteneva infatti circa 6,4 kg di Plutonio-239 contro i 60 Kg di Uranio-235 dell’altra. L’utilizzo del plutonio generò un’esplosione di potenza doppia rispetto a quella di Little Boy ed equivalente alla deflagrazione di 25.000 tonnellate di tritolo, creando un fungo atomico alto fino a 18 Km (vedi foto):

La bomba venne sganciata sulla zona industriale della città ed esplose a circa 470 metri d’altezza vicino a delle fabbriche d’armi, a quasi 4 km di distanza da dove inizialmente previsto. Questo “sbaglio” salvò gran parte della città, che rimase infatti protetta dalle colline circostanti l’area del bersaglio.

Tuttavia il computo delle vittime fu lo stesso drammaticamente elevato: secondo le stime, circa 40.000 dei 240.000 abitanti di Nagasaki morirono all’istante, e oltre 55.000 rimasero feriti, senza contare le persone morte nei mesi susseguenti l’esplosione a causa della ricaduta radioattiva.
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Categorie : Informazione, Varie
8
08
2008
Bah… io alla cabala non ci credo. Tutto questo rumore per una combinazione di numeri mi pare eccessiva. Anche le Olimpiadi che in Cina inizieranno oggi alle 08:08.
Ciclicamente qualche combinaizone strana si ripresenta sempre, e siamo sempre qui a meravigliarci.
Diciamo che anche lo 08/08/08 fa parte di quelle cose carine e simpatiche che ci aiutano a prendere più allegramente la vita, va’… 
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Categorie : Varie
6
08
2008
Era il 6 agosto 1945. Alle ore 8:16 (ora locale) Little Boy, la prima bomba atomica ad essere utilizzata in un conflitto militare, fu sganciata dal bombardiere americano Enola Gay sulla città giapponese di Hiroshima.

La bomba esplose ad un’altezza da terra di 576 metri e sviluppò una potenza pari a quella generata dall’esplosione di 12.500 tonnellate di tritolo. Little Boy provocò circa 130.000 morti, 177.000 persone sfollate e morte negli anni a seguire dovuta alle radiazioni. Nel 2002 gli hibakusha (i colpiti dalle radiazioni del fallout nucleare), nonostante i 57 anni trascorsi, erano ancora 285.000.

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Categorie : Informazione, Varie
16
07
2008
La futura versione di Ubuntu, nome in codice Intrepid Ibex, che dovrebbe uscire ad ottobre (numero di versione provvisoria 8.10), sembra che porti con sé un’importantissima novità: il cambio dei colori base del tema di default Human!
Secondo gli screenshot che ho trovato in rete, il marroncino/arancio dovrebbe lasciare il posto ad un marrone ben più scuro che rende il look di Ubuntu molto più professionale rispetto all’attuale:


Chi fosse interessato a provare questo nuovo tema su Hardy Heron, deve agire come segue:
- aprire Synaptic (Sistema/Amministrazione/Gestione pacchetti Synaptic);
- cliccare su Impostazioni/Archivi dei pacchetti;
- cliccare sulla linguetta “Software di terze parti”;
- cliccare su “Aggiungi” e poi inserire questa riga:
deb http://ppa.launchpad.net/kwwii/ubuntu hardy main
- cliccare ancora su “Aggiungi” ed inserire anche questa:
deb-src http://ppa.launchpad.net/kwwii/ubuntu hardy main
- cliccare su “Chiudi”;
- tornati in Synaptic, cliccare su “Ricarica” per ricaricare le nuove liste dei pacchetti;
- cliccare su “Marca tutti gli aggiornamenti” e poi su “Applica”;
- una volta caricati i nuovi pacchetti, terminare la sessione di Gnome e rieffettuare il login.
Potrebbe darsi che il nuovo tema, nonostante sia stato installato, non venga caricato in automatico. Se ciò accade, fate così:
- cliccate su Sistema/Preferenze/Aspetto;
- cliccate il tema “Personalizzato” (che dovrebbe comunque essere già selezionato);
- cliccate su “Personalizza”;
- cliccate su “Bordo finestra” e poi selezionate “NewHuman”;
- chiudete confermando tutte le modifiche.
Fonte immagini
Fonte istruzioni
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Categorie : Linux
8
07
2008
Chiunque ha provato Ubuntu si sarà prima o poi confrontato con il “marroncino” del tema Human di default….
Tutti, e lo dico con cognizione di causa, hanno pensato a cambiarlo/modificarlo/cancellarlo dalla faccia della Terra…
Ma tutti, e continuo a dirlo con cognizione di causa, sono prima o poi ritornati al “marroncino”…. Perché?
Perché quel “marroncino” è un marchio di fabbrica di Ubuntu che è difficile eliminare dal sistema. Tutto è armoniosamente basato sul marroncino: modificare qualcosa vuol dire, il più delle volte, stravolgere l’equilibrio e la coerenza cromatica del tema del sistema. Il “marroncino” è (come ho avuto modo di leggere su un altro form) un marchio di fabbrica, qualcosa legato all’ideologia stessa di Ubuntu. Ubuntu vuol dire “umanità agli altri”: è un termine africano, e come tale il “marroncino” a me richiama alla mente proprio la savana e le distese sconfinate dell’Africa più selvaggia.
Come recitava quel vecchio adagio pubblicitario di anni fa…. gira, gira, gira…. scegli “marroncino”!
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Categorie : Varie
7
07
2008
Vi ricordate che giorni fa avevo provato l’installazione di Ubuntu 8.04 sul mio portatile senza successo? E che, a causa di ciò, avevo optato per Linux MInt 5?
Ebbene, partendo dal presupposto che il secondo sistema derivasse dal primo e non capendo come mai uno si installasse e l’altro no, ho riprovato con un’immagine masterizzata su un mio CD… e ci sono riuscito! Adesso sul mio portatile gira l’Airone senza nessun problema.
Da cosa dipendeva la mancata installazione di Ubuntu fatta inizialmente? Da un DVD comprato in edicola difettoso! Argh…
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Categorie : Computer, Linux
4
07
2008
L’altro giorno avevo la necessità di avviare alcuni miei vecchi programmi scritti in GB-BASIC una ventina d’anni fa, software di natura astronomica.
La mia prima idea è stata quella di utilizzare DosEmu, un famoso emulatore DOS opensource. Stranamente, però, installato il software sul mio portatile con Linux Mint 5.0 (distro derivata da Ubuntu 8.04) questo ha dato un errore di Lowram ecc…
Visitato il sito ufficiale, non ho trovato documentazione (anzi, per dir la verità, ho trovato anche degli errori di connessione al DB…).
Scocciato di questa cosa, mi sono rivolto a DOSBox, un altro emulatore DOS. Installato con un semplice sudo apt-get install dosbox, il programma ha funzionato alla prima ed ha lanciato senza esito GW-BASIC.EXE, forse il più diffuso ambiente di sviluppo di metà anni ‘80. DOSBox è un emulatore che si appoggia alle librerie SDL e che gira su diverse piattaforme, oltre a LInux: Windows, BeOS (ormai defunto…), MaxOS X, RiscOS, OS/2. E’ capace di emulare CPU 286/386 in realmode e protected mode, emulare schede grafiche CGA/EGA/VGA/VESA, schede audio SoundBlaster e Gravis Ultra Sound e permette di far girare centinaia di vecchi giochi sui moderni computer.
Il sito internet di riferimento è www.dosbox.com/.
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Categorie : Computer
29
06
2008
Arriva la nuova release di LinuxMint, interessante e molto apprezzata distribuzione (nelle classifiche di DistroWatch è stabilmente nei primi 10 posti da diverso tempo) derivata da Ubuntu.

La nuova versione 5.0, nome in codice Elyssa, introduce tutte le novità viste nell’ultima Ubuntu: Gnome 2.22, Firefox 3, OpenOffice 2.4, effetti visivi attivati di default, kernel 2.6.24, PulseAudio, virtualizzazione integrata, ecc…. con alcune caratteristiche proprie di questa interessante versione di Linux:
- mintMenu migliorato con la possibilità di modificare diverse preferenze di visualizzazione e disinstallare le applicazioni direttamente dal menu stesso;
- mintUpdate migliorato: il tool di aggiornamento del sistema può essere adesso personalizzato e gestisce modalità “utente” e “admin”;
- mintInstall migliorato: la gestione dei pacchetti nel particolare formato “.mint” è adesso più… intelligente: il tool controlla, durante l’installazione, se esiste lo stesso pacchetto anche in repository del sistema, dando la scelta di quale versione installare in caso di esito positivo; inoltre, è adesso possibile ricercare i programmi non solo nei repository ma anche in GetDeb e nel portale software di LinuxMint;
- Gnome-Do, il nuovo sistema intelligente per avviare applicazioni ed eseguire operazioni, gira di default in background;
- codec proprietari installati di default (per i Paesi, come l’Italia, in cui non è illegale);
- nuovi temi grafici;
- nuovo tool mintBackup, per selezionare quali documenti della propria /home salvare in caso di backup.
Personalmente l’ho installata su uno dei 2 PC fissi di casa e su un portatile, sul quale invece Ubuntu 8.04 si è piantato durante l’avvio del live CD, e mi è piaciuta molto. I tool extra a corredo sono utili e non semplici ammennicoli, come spesso invece accade su tante distribuzioni derivate (spesso la derivazione si limita al cambio del desktop manager e poco più, senza aggiungere nulla al sistema da cui si deriva la distribuzione). La stabilità è ottima, il riconoscimento hardware completo ed il software veramente tanto (il Software Portal conta 473 applicazioni pacchettizzate specificatamente per Elyssa): insomma, una distribuzione da provare con la comodità del live CD e da installare senza indugio.
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Categorie : Computer, Linux