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Dopo alcuni giorni di lavoro ho terminato la ristrutturazione di Gambas-it, il portale della comunità italiana dei programmatori Gambas.

Abbandonata la vecchia struttura basata sul CMS Xoops per gestire il sito ed il forum con affiancato Mediawiki , ho optato per una divisione del sito in 3 parti: lasciando intatto il Wiki, ho installato Simple Machines Forum quale motore di forum (visto che è la sezione principale del sito, ho deciso di affidarmi a qualcosa di robusto e potente) ed ho poi tirato su un blog basato su WordPress quale contenitore delle news e dei download.

Il risultato è soddisfacente perché finalmente la comunità ha un forum come si deve.

Chi di voi ha acquistato l’Asus Eee 1101 HA avrà senz’altro notato come il supporto Linux per il suo chip grafico, l’odiatissimo (dai Linuxiani) Intel GMA 500, sia praticamente inesistente. Ciò è dovuto al fatto che, come ho detto nel mio precedente post, questo chipset è prodotto da una società terza e rimarchiato da Intel che non ne detiene quindi i diritti totali e non può rilasciare dei driver open-source dato che alcune porzioni del codice dei driver del costruttore non sono liberamente distribuibili. In attesa che Intel stessa rilasci dei driver completamente liberi e funzionanti dobbiamo barcamenarci con dei vecchi driver che sono stati rilasciati da Dell per una versione modificata di Ubuntu che preinstallava su un proprio netbook basato sul chip GMA 500. Questi driver sono stati poi adattati per diverse distribuzioni per la gioia di coloro i quali vogliono usare il Pinguino sul piccolo netbook. Attualmente le distribuzioni per le quali esistono porting di questi driver sono (a mia conoscenza): Fedora 11, Mandriva 2010 (via repository ufficiali), Ubuntu e derivate.

Mandriva non l’ho provata. Ho provato però Fedora ma devo lamentare una non completa stabilità dei driver (alle volte il netbook si bloccava in fase di arresto oppure in fase di avvio del sistema): il vantaggio era che i driver si installano in maniera molto semplice. Ubuntu 9.10 invece mi ha dato, rispetto a Fedora, molti più problemi per l’installazione ma dall’altro verso ho avuto una completa compatibilità del sistema con il netbook ed una perfetta stabilità dei driver grafici. In questa piccola guida analizzerò quindi i passi necessari per installare i suddetti driver su Ubuntu Karmic Koala 9.10.

continua…

Eccomi dopo alcuni mesi di pausa durante i quali ho vissuto internet ed i computer in maniera passiva: mi sono dilettato a navigare, senza usare troppo impegnativamente i computer. Mi sono anche iscritto ad alcuni browser game, quei giochini online che si fanno usando il nostro browser…

Ma veniamo alle cose serie. Alla fine della scorsa estate mi sono comprato l’Asus Eee 1101 HA, uno di quei netbook che vanno per la maggiore. Effettivamente devo dire che sono molto comodi: rispetto ad un portatile, ingombrano la metà.

Ho scelto il 1101 HA perché aveva il dislpay ad 11″ (quindi non il solito dispaly da cellulare) ed un HD da 160 GB tradizionale, oltre ad 1 GB di RAM, un processore a 1,33 GHz ed una batteria a 6 celle (la Asus dichiara da 8 a 11 ore di autonomia). E non ultimo un bellissimo design. Eccolo:

Il grosso problema di questo netbook è che ha un chip grafico, l’Intel GMA500, per cui è difficile trovare i driver per Linux. Questo perché il chip in questione non è prodotto da Intel stessa ma è fabbricato su licenza di terzi (Rendition, se non ricordo male: è infatti un’evoluzione dei vecchi PowerVR) ed i driver sono proprietari. Esistono dei driver per Linux solo perché questo chipset è montato anche su alcuni netbook Dell per i quali questa Casa costruttirce rilasciava versioni ad hoc di Ubuntu. Da quei driver molte distribuzioni hanno derivato dei driver per le ultime versioni dei loro prodotti: ecco quindi che tramite repository aggiuntivi nuovi e funzionanti driver per l’Intel GMA500 sono disponibili per Fedora 11, Mandriva 2010 e Ubuntu 9.10. Io personalmente ho scelto quest’ultima distribuzione perché ormai la conosco abbastanza bene. Tutto gira liscio e l’accelerazione 2D/3D c’è e si vede. Il sistema è reattivo e snello (solo 180 MB di memoria impegnata per avere Gnome con gli effetti 3D) con l’unica pecca che le batterie non durano così tanto come su Windows: questo probabilmente perché il tool Asus di gestione energetica disponibile per Windows esegue anche un downclock non dichiarato, altrimenti non si spiega come si possa arrivare anche a 10 ore di autonomia.

Sono passati 8 anni eppure gli attentati dell’11 settembre al cuore degli Stati Uniti d’America resta ancora un ricordo fresco e doloroso… Come non dimenticare l’immagine simbolo di New York, quel panorama frastagliato di grattacieli, attraversato dal fumo uscente dalle cime delle Torri Gemelle?

Le Torri Gemelle che bruciano, 11 settembre 2001

Le Torri Gemelle che bruciano, 11 settembre 2001

Cordoglio per tutte le innocenti vittime di quelle stragi.

Alle 22:17 (ora italiana) di 40 anni fa esatti (era il 20 luglio 1969) l’uomo atterrava sulla Luna: il modulo lunare Eagle della missione spaziale americana Apollo 11 toccava infatti il suolo del nostro satellite. Era la prima missione con un equipaggio umano a bordo che raggiungeva la Luna.

Circa 6 ore e mezza dopo l’allunaggio, l’astronauta e capo della missione Neil Armstrong scese dalla scaletta del modulo lunare e posò il primo piede sulla Luna esclamando una tra le più celebri frasi della storia: “Questo è un piccolo passo per un uomo ma un grande balzo per l’umanità“.

Neil Armstrong al lavoro sulla strumentazione dell'Apollo 11

La missione, iniziata il 16 lugio con il lancio da Cape Canaveral, si concluse il 24 luglio con l’ammaraggio del modulo di comando nell’Oceano Pacifico.

Chi usa Linux conoscerà senz’altro i filesystem ext2 ed ext3, sicuramente i più diffusi filesystem sul Pinguino: sono affidabili, stabili ed ultra-testati, una vera sicurezza per i dati dei nostri sistemi.

Ma c’è un piccolo problemino che dà, spesso, un po’ di noie: questi filesystem sono impostati di default per fare un controllo strutturale ogni circa 30 montaggi. Se ciò non disturba chi il PC lo usa poco o lo lascia per molto tempo acceso, la cosa diventa ittirante se invece siete tra quelli che, come me, avviate e riavviate il sistema anche un paio di volte al giorno. Va a finire che l’intervallo fra 2 controlli successivi diventa molto breve, ed un controllo di un filesystem bello corposo e ricco di file richiede anche diversi minuti, soprattutto se l’hardware non è potentissimo (caso dei portatili) oppure non recentissimo (caso di molti desktop).
continua…

Stasera mi sono imbattuto in un video shock sulla sicurezza al volante. Sono ricostruzioni fatte con attori ma che descrivono scene realmente accadute. Un consiglio a tutti quelli che guidano: guardatelo… …e riflettete. Ripensateci ogni volta che, alla guida della vostra auto, vi viene di distrarvi o di schiacciare l’acceleratore. Ricordatevi che per strada non siete soli: una vostra disattenzione o un vostro errore magari lasciano voi incolumi ma può rovinare la vita di altre persone.

P.S.: non ho messo il filmato direttamente in questo post perché è molto forte.

Sinceramente sono rimasto un po’ deluso dall’uscita dell’ultima versione di Ubuntu, la 9.04. Mi aspettavo di più: il tema è sempre quello, dopo anni di richieste di cambiamenti da parte degli utenti; la pesantezza del sistema mi pare stia inesorabilmente aumentando, versione dopo versione; la scelta di abbandonare il precedente gestore degli aggiornamenti in favore di un’applicazione in Python mi pare poco felice (obbliga ad avere in background l’interprete di questo linguaggio, e poi l’applicazione stessa notifica gli aggiornamenti ogni 7 giorni, con le impostazioni standard…); il nuovo sistema di notifica dei messaggi è carino, ma non c’incastra nulla col resto del tema grafico (così come la finestra di login grafico di GDM: bella ma fuori posto)…

Ho quindi deciso di tornare ad Arch Linux, la distribuzione che avevo provato per qualche mese un paio di anni fa, durante il mio periodo “sabbatico” dopo l’abbandono di OpenSUSE e prima di “adottare” Ubuntu.

Ebbene, a distanza di un paio d’anni non solo scopro che la distribuzione ha fatto buoni progressi, sia per quanto riguarda il riconoscimento hardware, sia per quanto riguarda la comunità, che è cresciuta enormemente (e conseguentemente il supporto), ma i principi che erano alla base della disto 2 anni fa sono rimasti gli stessi: tenere le cose semplici. Ecco quindi una distribuzione ancora leggera, veloce (è compilata esclusivamente per sistemi i686), che non installa cose inutili né non richieste, “rolling release” (una volta installata, l’aggiornamento periodico tiene la distribuzione sempre aggiornata all’ultima versione di tutti i pacchetti, kernel compreso), e personalizzabile al 100%. Sono passato dal desktop manager LXDE a Gnome in pochi minuti; ho sostituito Metacity con Openbox come gestore delle finestre con pochi click; ho messo il leggero window manager di XFCE, XFWM4, su Gnome, così da avere anche un compositer semplice ed usabile anche sul mio portatile, con pochi ma utili effetti grafici, semplicemente installando un paio di pacchetti e modificando un file.

E poi la disponibilità di software è completa: i repository sono ricchi di applicazioni già compilate ma, se qualcosa manca, basta crearsi un file PKGBUILD ed il sistema compila il software direttamente dai sorgenti; se poi tale file si spedisce sul repository della comunità (AUR), anche gli altri utenti di Arch Linux sparsi per il mondo potranno godere del frutto del lavoro. Così ho fatto, per esempio, per la versione SVN di Gambas ;-)

Arch Linux con Gnome e XFWM4+composite

Una delle più interessanti novità che avevano annunciato per Ubuntu 9.04 Jaunty Jackalope (e che era stata testata in via ridotta su Intrepid) era la possibilità di cifrare l’intera cartella /home.

Durante i test delle varie versioni beta di Jaunty non ero però mai riuscito ad attivare tale funzione: non riuscivo a trovare l’opzione. L’opzione, infatti, è nascosta: per attivarla bisogna agire manualmente in Grub affinché si possa scegliere, in fase di installazione, di avere la propria cartella personale messa in sicurezza.

Come fare? Basta avviare il live CD di Ubuntu e, dopo aver scelto la propria lingua, premere, nell’ordine, il tasto F6 per richiamare le opzioni aggiuntive di boot e poi il tasto ESC per accedere alla linea di comando di Grub. A questo punto vedremo apparire una serie di parametri di boot terminanti con “–” (due trattini). Ecco, questo è il punto in cui inserire il parametro per far apparire l’opzione di cifratura della /home, esattamente prima dei trattini:

user-setup/encrypt-home=true

Premete Invio ed iniziate il caricamento di Ubuntu, poi scegliete di eseguire l’installazione e partizionate manualmente il disco, riservando una partizione con punto di montaggio /home. Proseguendo, nella finestra di inserimento delle informazioni dell’utente, vedrete in fondo ad essa una nuova voce che indicherà la scelta di richiedere una password di login e di decifratura della cartella personale. E’ obbligatorio scegliere questa opzione perché il meccanismo che gestisce la cifratura è collegato al sistema di login dell’utente: inserendo la propria password utente viene sbloccata anche la passphrase che è utilizzata per cifrare i dati. L’auto-login non può essere utilizzato perché non inserendo nessuna password il sistema non sbloccherebbe la /home.

Rispetto a quanto era stato testato su Intrepid (la cifratura di una singola cartella /Private all’interno della /home) il sistema è stato affinato ed ora la cifratura è completa, comprendendo anche i nomi dei file. Ciò significa che se il vostro portatile finisce delle mani di un malintenzionato che cerca di accedere ai vostri dati tramite un live CD, egli non solo non potrà recuperare alcunché ma non sarà neanche in grado di risalire ai file contenuti nella cartella.

Il sistema, come ad esempio Truecrypt, cifra al volo le informazioni ed è assolutamente trasparente all’utente: il meccasismo di login sblocca i dati cifrati, che sono resi “leggibili” mediante decifratura durante l’accesso in lettura e cifrati durante la scrittura, il tutto eseguito in tempo reale.

Sorge spontanea la domanda: ma se il sistema è sicuro ed affidabile perché non ne è stata inserita di default la voce per attivarlo? Perché, come spiega uno degli sviluppatori, la necessità di sviluppare la versione server di Jaunty ha bloccato lo sviluppo del sistema che, allo stato attuale, non può importare impostazioni e documenti da altri sistemi operativi.

Il 23 aprile è uscita la nuova versione 9.04 del sistema operativo di Canonical, offerto come sempre con diversi gestori di desktop di default: Ubuntu con Gnome, Kubuntu con KDE, Xubuntu con XFCE.

Anni fa la prima distribuzione che iniziai ad usare (SUSE) era basata su KDE: quando passai ad Ubuntu con la 6.10 inizialmente fui tentato di installare Kubuntu ma questa era anni-luce distante dalla distribuzione principale, Ubuntu, e così optai per quest’ultima. Gnome era differente da KDE ma, alla fine, ci familiarizzai.

L’uscita di KDE 4 aveva riacceso in me la tentazione di tornare al mio primo desktop. Con Kubuntu 8.10 eravamo ancora a KDE 4.1, perciò soprassedetti e scelsi ancora Ubuntu. Adesso, con la 9.04 e Kubuntu che integrava KDE 4.2, pensavo di finalmente potevamo esserci… ed invece no! Dopo un primo momento di entusiasmo, mi sono ricreduto ed ho nuovamente optato per la versione con Gnome. Ci sono ancora diverse cose che non vanno, alcune a causa di KDE, altre per colpa (?) degli sviluppatori:

  • il più grosso problema è che il wireless del mio portatile non viene riconosciuto dal nuovo gestore delle connessioni, il plasmoide networkmanager. Questo a causa di un bug dello stesso che impedisce la connessione a reti WEP/WPA cifrate. Alcuni consigliano di disinstallarlo e di mettere wicd (un gestore di connessioni wireless). Ho provato a farlo usando KPackageKit, il nuovo gestore di pacchetti… ed è venuto fuori il prossimo bug!
  • Avevo lodato il nuovo gestore di pacchetti di Kubuntu, KPackageKit, ma mi sono ricreduto molto presto! Come ho scritto al punto precedente, dovevo sostituire networkmanager con wicd. Abituato a Synaptic, ho scelto di installare il software ed ho chiesto di applicare le modifiche. E qui l’amara sorpresa! L’installaizione si è interrotta dicendomi che il pacchetto wicd andava in conflitto con networkmanager e che dovevo rimuovere quest’ultimo manualmente… manualmente?!? Ma allora perché stavo utilizzando un gestore grafico?!? Ho aperto un terminale ed ho dato un semplice sudo apt-get install wicd. Apt-get mi ha effettuato tutte le operazioni in automatico, dalla rimozione dei conflitti alla ricerca delle dipendenze, alla configurazione finale. Quindi, un bel limite di KPackageKit. Son sicuro che Synaptic avrebbe svolto il compito senza indugi.
  • Lancio wicd e sono punto ed a capo: wireless inusabile perché non riesce a gestire la cifratura. Anche installando wpa-supplicant non riesco a risolvere.
  • KDE 4.2: bello, molto bello… ma: il nuovo menu non è funzionale; gli effetti grafici del composer integrato sono pesanti; non sono riuscito ad aprire un terminale in una cartella che non fosse separato da quest’ultima (premendo F4 semplicemente si apre una sezione sotto alla finestra dove viene integrato il terminale… ma chiudendo la finestra, si chiude anche il terminale ma non le sue operazioni, che continuano ad essere svolte in background senza che sia stato riuscito a riprenderne il controllo).

Insomma, tante cose che non mi sono piaciute e che, per ora, mi hanno consigliato di rimanere con Ubuntu.